A proposito del calcio italiano…

C’è una legge non scritta nel calcio: i grandi talenti ossia i calciatori come Pelè, Maradona, Totti, Baggio, Zidane ed oggi Messi, Ronaldo, Mbappè, Lamin Jamal, Dembelè, Nico Williams non provengono da famiglie benestanti ma da famiglie del popolo a volte addirittura povere. Il talento calcistico è qualcosa che può nascere più facilmente in un cortile o nel campetto di fortuna dell’oratorio della parrocchia che non in una scuola calcio. Il calcio è sempre stato un gioco di strada, dunque di chi abita in periferia, di chi ha giocato quando era bambino in spazi improvvisati interminabili partite e lì ha dovuto affinare la tecnica individuale perché in mezzo alla mischia se non sai trattare il pallone e dribblare non tocchi palla. Sono cose che nessuna scuola calcio ti può insegnare, i talenti non possono nascere lì dove dice ironicamente Gianni Rivera, ti insegnano a fare la “costruzione dal basso” ossia i passaggi…..all’indietro! C’è stato un cambiamento antropologico nel calcio italiano: è diventato uno sport borghese come il tennis dove un ragazzino paga per giocare 3 volte la settimana! Se è vero come dice qualcuno che anche l’accesso ai vivai delle squadre è condizionato dai soldi allora non è un situazione che si risolve cambiando un allenatore all’anno.

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